marcello seddaiu
Identità arboree (in corso), Tempo fa mi è capitato di passare del tempo a disegnare un classico paesaggio con mio nipotino di tre anni; un classico scenario, con la linea dell’orizzonte, la terra bruna, il cielo azzurro
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Tempo fa mi è capitato di passare del tempo a disegnare un classico paesaggio con mio nipotino di tre anni; un classico scenario, con la linea dell’orizzonte, la terra bruna, il cielo azzurro in alto e una serie di alberi in primo piano. Perché non esiste paesaggio senza una copertura arborea, senza quel fitto groviglio di tronchi, rami e foglie che offre riparo e conforto: il bosco ha infatti una sua natura terapeutica, forse per una relazione ancestrale che abbiamo con esso, scritta nella struttura stessa del DNA umano. Forse il bosco ci riporta alla mente di quando come specie muovevamo i primi passi tra i rami degli alberi e di quando, soprattutto, la terra era ricoperta da fitte foreste.
Nel tempo le cose sono cambiate e osservando il paesaggio oggi, di boschi ce ne sono sempre meno. Bisogna aprire le mappe e andare a cercarli.
Per la Sardegna, terra in cui vivo, le fonti antiche come Pausania, Plinio o Cicerone documentano una fitta copertura boschiva in tutto il territorio dell’Isola. E non doveva essere molto diverso sino a poco tempo fa, quando a partire dal XIX secolo si perpetrò un sistematico disboscamento per la produzione di legna da ardere e di carbone. Questi boschi erano formati in prevalenza da alberi come il leccio, la roverella, la sughera, il corbezzolo: sono queste infatti le specie autoctone del paesaggio isolano.
Già verso la fine del 1800, il polmone sardo era stato asportato per buona parte e i numerosi incendi che ogni anno si abbattono sul territorio hanno contribuito ulteriormente ad impoverire la superficie boschiva della Sardegna.
A partire dagli anni ’50 sono comunque iniziate delle intense operazioni di rimboschimento che hanno cercato di arginare questa continua desertificazione, facendo a gara con la drammatica frequenza degli incendi e spesso portando a casa cocenti sconfitte.
I rimboschimenti rappresentano oggi dei veri e propri boschi artificiali: come le numerose pinete caratterizzate da specie mediterranee (il pino domestico, il pino marittimo, il pino d’Aleppo) e da pini larici, pini neri e pini radiati. Non mancano poi boschi formati da specie esotiche come la sequoia, frutto di esperimenti non sempre fortunati, e soprattutto da eucalipti, anch’essi ormai diffusissimi nel territorio isolano. Tra le selve di natura antropica potremmo anche inserire le sugherete, le quali hanno avuto molta fortuna non solo per la maggior resistenza agli incendi rispetto al leccio ma soprattutto per l’estrazione del sughero, e i boschi di castagni, noccioli, cedri e cipressi.
Queste foreste artificiali le riconosci all’istante, con gli alberi disposti in fila, ordinati, sull’attenti come un esercito con le braccia sollevate. Alcune sono cresciute tantissimo, tanto da sorvegliare dall’alto il territorio, con i tronchi ravvicinati e stretti come le linee di un codice che ne definisce l’identità, la storia e la dignità con la quale sono maturati.
Questi alberi non sono cresciuti spontaneamente in Sardegna ma è qui che hanno messo radici. Fanno ormai parte del paesaggio locale e spesso si accompagnano alle specie locali, integrandole, accompagnandole e rinforzandole.
Come nei boschi naturali, anche qui la luce filtra tra i rami, creando un insieme di luci ed ombre che confortano lo sguardo, definendo le linee geometriche di queste foreste moderne che cercano di farsi spazio in un mondo che non è disposto a concedergliene troppo.
Agrifoglio - Badde Salighes, Bolotana
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Pino radiata - Monte Arci, Santa Giusta
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Pini larici - Località Su Tassu, Bultei
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Eucalipti - Parco Regionale di Porto Conte, Alghero
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https://www.marcelloseddaiu.it/identita_arboree_in_corso-p22610

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